Articolo di NICHELINO COMUNITÀ di giugno 2026

20 giugno 2026


Sei nato nel 1938 nella splendida Vigo di Fassa, ma la tua vita e la tua professione si sono poi radicate profondamente a Nichelino. Che città hai trovato quando sei arrivato e come è nato questo legame così forte che dura da decenni?

In realtà Nichelino per me è stata "la seconda battuta" di percorso esistenziale....Il mio significativo e condizionante precedente è stato invece quello di avere avuto ruolo di Ufficiale medico dei Carabinieri al Castello e di un importante e faticoso ruolo di medico di Pronto Soccorso all'Ospedale di Moncalieri. Solo dopo il mio matrimonio ho maturato legami abitativi e professionali con Nichelino: una Città per lo più operaia, cresciuta a dismisura con l’immigrazione dal sud con connotati politici ed amministrativi nettamente "a sinistra".

Hai vissuto la città da medico e da Sindaco, due ruoli di grandissima responsabilità. In che modo queste due esperienze hanno influenzato la tua visione del servizio agli altri e ti hanno spinto a dedicarti così tanto al volontariato?

Di certo fare riferimento alle figure medico e sindaco presuppone chiamare in causa responsabilità e servizio, con tutto ciò che ne deriva. Il termine servizio soprattutto è imprescindibile corollario e conseguenza dei ruoli. Bisogna poi saper inventare e interpretare la realtà perché la parola non basta, occorre sapersi adeguare e capire i contesti.

​​Sei da tanti anni il Direttore sanitario della Croce Rossa che è un osservatorio privilegiato sulle fragilità di una comunità. Come sono cambiati i bisogni dei cittadini di Nichelino nel corso degli anni e come hai visto evolversi lo spirito dei volontari?​

Credo che i cittadini siano in genere più attenti alla salute, ma anche alla prevenzione, anche sotto la spinta dei media. La CRI di certo è un osservatorio privilegiato nelle tematiche del benessere e della salute ed i Volontari hanno colto questo evolversi.

Sei stato il fondatore e ancora oggi sei il Presidente Onorario dell'Unitre di Nichelino. L'Unitre non è solo un luogo di cultura, ma un vero e proprio motore di socialità e contrasto alla solitudine. Guardando l'associazione oggi, quanto ti senti orgoglioso di ciò che è diventata e del ruolo che riveste per la comunità? Hai ancora un sogno nel cassetto per l’Unitre?

Certo che l'UNITRE è un nostro fiore all'occhiello ormai da 36 anni, è diventata una delle sedi più grandi d’Italia da quando l’abbiamo fondata anche a seguito della mia partecipazione ai primi eventi della Sede Nazionale in capo alla fondatrice Irma Re. Unitre come elemento relazionale ed associativo tra le persone a svariato titolo e nelle varie età, intergenerazionale. Contrasto anche alla solitudine ed ai rapporti sociali degenerati e spesso frustranti e conflittuali. Un sogno nel cassetto? Una nuova Sede più idonea che consenta di avere un ufficio e aule vicine per evitare ad iscritti e collaboratori di correre da una sede all’altra in città almeno per i corsi piccoli. Ho scritto una lettera al Sindaco evidenziando alcune proposte, aspettiamo la risposta.

Medico, amministratore, volontario: la tua è stata una vita spesa costantemente "al servizio" degli altri. Che cosa ha dato il volontariato a te, a livello personale, in tutti questi anni? C'è un segreto per mantenere intatto questo entusiasmo?

Quando si fa un servizio c’è sempre anche un ritorno soddisfacente e gratificante, in grado di effondere entusiasmo coinvolgente, un gioiello da custodire e da mostrare che nel tempo resta come ricordo e crea entusiasmo.

Spesso si dice che il volontariato a Nichelino sia uno dei veri motori della città. Secondo te, qual è lo stato di salute del tessuto associativo nichelinese oggi?

Nichelino nel campo del volontariato è veramente una perla. Il modello associativo ha portato ricchezza di valori e di esempi alla Società e al tessuto operativo della nostra Città) Di persona ho potuto analizzare ed interpretare questo percorso in tutti i settori, un vero investimento nella scuola, nella famiglia, nel mondo occupazionale a vario titolo.

Oggi si fa a volte fatica a coinvolgere i più giovani nelle attività di volontariato a lungo termine. Se dovessi lanciare un appello o dare un consiglio a un giovane di Nichelino che vuole rendersi utile per la sua città, cosa gli diresti?

L’esperienza del volontariato è un arricchimento incredibile che fornisce competenze che possono essere utilizzate nel mondo del lavoro e nella società, competenze che sono sempre più utili perché, soprattutto oggi con l’avvento dell’intelligenza artificiale, il sapere conta ma diventa determinante saper stare insieme, saper ascoltare, avere pensiero critico, esser capaci a cooperare. Tutti elementi che il volontariato aiuta ad acquisire. Certo occorre presentare proposte credibili e percorsi che siano soddisfacenti ma a un giovane direi di provare a mettersi in gioco.

Un'ultima domanda: se dovessi scegliere una sola parola per descrivere il tuo rapporto con la comunità di Nichelino e i suoi cittadini, quale sarebbe e perché?

Una sola parola è un poco riduttivo! Colgo a prestito il titolo della mia recente autobiografia: “Una vita.... l’impegno che trasforma un medico e psicologo in volontario attivo nell'ambito sociale” e culturale e quindi scelgo impegno.

Paolo Colombo


Nella foto a destra, Lucia Antonaccio e Pier Bartolo Piovano festeggiano quest’anno la Nozze di Diamante. Si erano sposati 60 anni fa nella chiesa della Madonna del Pilone a Torino, quando già il dott. Piovano faceva il medico a Nichelino…
A Lucia e Pier Bartolo vivissimi auguri dall’Unitre e da tutti gli amici nichelinesi!



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Articolo di NICHELINO COMUNITÀ di luglio 2024

04 luglio 2024

Pier Bartolo Piovano, classe 1938, medico in pensione, psicologo, fondatore dell’Unitre di Nichelino, ex sindaco, volontario nella Croce Rossa… questo mese torna come giornalista tra passato e attualità.

Il rapporto medico/paziente resta importante

Parrebbe assai “curioso” questo accostamento, ma ora ve lo chiarisco…

Correvano gli anni ’80/90 e il giornale Nichelino Comunità portava già da tempo, nelle case dei cittadini, anche la “storia” della nostra città (eventi, persone, progetti) tra passato e attualità.

Ma nella storia di questo periodico si ritrova anche un pezzo della “mia storia”: una raccolta di 43 articoli, relativi all’ambito della Medicina (e non solo) che scrissi dal novembre 1983 al giugno 1990

Questa mia “produzione” medica possiamo ambientarla anche in uno spazio fisico, quello del mio studio in via Juvarra, che dal 1968 al 2016, è stato per così dire la mia seconda casa: una sorta di “pensatoio” operativo diurno (e talvolta notturno). Forse è riduttivo parlare di produzione medica: in effetti le tematiche erano affrontate anche da un punto di vista psicologico, sociale e culturale (è di anni la mia frequenza alla Facoltà di Psicologia a Padova e la laurea nel marzo ’89).

Questi articoli erano una sintesi del materiale che elaboravo per conferenze, incontri e lezioni. La rubrica era una sorta di personale testimonianza professionale, di conoscenze, di esperienza e di vita quotidiana tra la gente a cui cercavo e cerco ancora di dare risposta!

Diagnosi e terapie di allora in qualche caso non sono più al passo con i tempi attuali, ma rappresentano adesso una sorta di curioso ed interessante “revival storico” -

Vogliamo dunque ripercorrere alcuni temi di questi articoli?

Cosa scelgo? Ho davanti a me l’elenco e non pensavo di aver scritto così tanto… La mia scelta ponderata cade sugli articoli n. 8, 17, 42, 43.

Quindi andiamo a cominciar!

DAL MEDICO AL PAZIENTE, NON SOLO MEDICINE
Era una riflessione di chiaro segno “psicosomatico”, in risposta a un paziente che lamentava il deteriorarsi dei rapporti di fiducia col proprio medico. Io indicavo come tali rapporti prevedono un aspetto tecnico/professionale (del curante, diagnosta, tecnico della salute, espressione del sistema sanitario…anche dispensatore di farmaci) e un aspetto umano/relazionale: quello di un medico disponibile all’ascolto, una sorta di attento consigliere, capace di compartecipare alla drammatica realtà della sofferenza, ma anche di condividere i successi delle buone terapie. Un medico dotato di accorta sensibilità e di equilibrato realismo…. Scrivevo in questo articolo del 1984: “il segreto della cura del paziente è prendersi cura di lui”, ovviamente del corpo, ma anche della mente, che esprime i disagi e le umane criticità esistenziali. Insomma è il medico che si propone lui stesso come “farmaco”!

QUANDO L’ANSIA CI ASSALE
Ora andiamo al n. 17 dell’elenco (anno 1985). Un soggetto riferiva di essere da tempo in cura sempre per la stessa diagnosi (“forma ansiosa/depressiva”). Vero è che questo connubio sovente è intricato e inguaribile, sovente è l’ansia ad essere più aggressiva e difficile da gestire. Ansia come disagio esistenziale; non di rado vi è una costituzione nevrotica del soggetto (personalità angosciata, inquieta, costantemente apprensiva, con “paura di tutto”, ansia cronica), ma poi si aggiungono fattori scatenanti come stress, problematiche famigliari e lavorative. Talvolta il paziente accusa “ansia acuta” con preoccupanti crisi di panico. Possiamo anche citare un’ansia normale, determinata dagli eventi della vita (talvolta anche con aspetti positivi…). Elencavo nell’articolo le terapie farmacologiche, già allora in voga per denominazioni ed effetti, ma ora divenute un “bagaglio” ben fornito. E poi le svariate “psicoterapie”, una realtà che richiede anche qualche cautela! Già allora raccomandavo: impariamo a gestire con coraggio gli eventi della vita, a mettere in atto meccanismi di difesa, di tipo sociale e culturale (anche il curante deve essere disponibile a fare la sua parte….da terapeuta/consigliere).

ANCHE L’ANZIANO È CAPACE DI AMARE
Questo “coraggioso” articolo n. 42 del 1990 portava all’attualità (non senza qualche “polemica” per difformità di intendimenti) il tema delle emozioni, dell’affettività e della sessualità: non solo appannaggio dell’età giovanile, ma pertinente a tutte le età della vita, seppur in modo diversificato.

Mi feci poi carico di dettagliare la relazione con una casistica particolare con una mia presa di posizione contro “remore sociali e culturali” del tempo e di alcuni ambienti che negavano la legittimità di atteggiamenti e comportamenti dell’anziano, inducendo sovente in lui un senso di vergogna e di colpa. Per fortuna oggigiorno tale situazione è decisamente mutata (per una certa maturazione socioculturale), ma già allora diedi voce alla consueta e quasi banale frase “non è mai troppo tardi e finché c’è vita c’è speranza”, senza calare troppo presto il sipario sulle prerogative emozionali, affettive e (perché no) sessuali della terza età.

INVECCHIARE BENE È UN’ARTE DA IMPARARE
Lascio per ultimo un interessante ed ancora attuale argomento (il n. 43 della serie), datato giugno 1990. Questo articolo a suo tempo intendeva dare qualche “indicazione operativa” per quanto concerne prevenzione, riabilitazione e gestione della senescenza: predisporre e inventare opportune strategie, nell’ottica di un approccio globale ed integrato alla persona anziana. Ecco ricomparire il binomio “mente e corpo” (a me caro…) per cercare di modellare la “vecchiaia” in una visione ancora creativa, affinché l’anziano sia ancora promotore delle proprie scelte esistenziali (e non solo fruitore di necessità assistenziali…). In altri termini va promossa un’opera di “geragogia”, vale a dire di rieducazione e socializzazione dell’anziano, al fine di rallentare il decadimento progressivo ed inarrestabile, anche in ambito comportamentale. Scrivevo: “la senilità deve essere una fase della vita ancora tutta da inventare…” Quindi dobbiamo imparare ad invecchiare il meglio possibile, facendo privilegiato affidamento al “cervello” che è il vero regista della nostra vita!

In questi nostri tempi proponiamo “pillole” varie e variegate, adeguate alle molteplici patologie”. Di certo le diagnosi e le terapie d’avanguardia sono in linea con le moderne strategie della scienza medica. Ma un ulteriore elemento mi pare fondamentale evidenziare e raccomandare ancora oggi, vale a dire: “non saziamoci solo di pillole” (pur necessarie), ma è lo “stile di vita” che deve essere il conduttore del nostro percorso esistenziale, alla ricerca o alla conferma di un accettabile e auspicabile stato di salute “psicofisica” e perché no?...anche “spirituale”!

Pier Bartolo Piovano



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